Località: Sednaya – Siria
Architettura: Centro giovanile
Anno: 2006-2007
Notizie terribili giungono dalla Siria devastata da una guerra fratricida.
In questa terra, ove si diffuse il Vangelo nei primi secoli dell’era cristiana, dove si conservano le testimonianze ancora ben visibili di città edificate attorno alle chiese ed ai conventi di comunità monastiche, si sta consumando il dramma di un popolo colpito al cuore.
Porto negli occhi il ricordo di tanti volti di fedeli di numerose comunità di arabi cristiani delle città di Damasco, Hama, Aleppo.
Qui fui chiamata insieme a Padre Michele Piccirillo, insigne archeologo della Terrasanta, nella casa del Padre dal 2008, a collaborare alla realizzazione di opere architettoniche nelle località ove sono presenti e svolgono il loro ministero i frati francescani.
Da tempo, nonostante i tentativi fatti, non è più possibile avere contatti tramite il telefono o tramite internet. Le notizie giungono da fonti giornalistiche che annunciano terrore e morte per la popolazione, devastazioni e distruzioni di edifici.
Le speranze per conseguire la pace vengono meno, eppure quanti sogni, come avevo toccato con mano, sfioravano i giovani desiderosi di un mondo nuovo capace di portare il bene nelle famiglie, nel lavoro, nella società, nonostante le diverse professioni di fede.
Nell’anno Paolino si era completato il restauro della grotta che ricorda la Conversione di S. Paolo, proprio nel luogo dove il grande persecutore dei cristiani ha ricevuto l’illuminazione da Gesù ed ha sentito la sua voce che lo ha chiamato a cambiare radicalmente la sua vita per dedicarla all’annuncio della salvezza nel mondo intero.
Ci troviamo poco distanti dalla porta orientale aperta nelle mura che circondano la città vecchia di Damasco, nell’area ove sorge un convento di Frati francescani ed un convento di suore francescane.
Sopra la grotta abbiamo edificato uno spazio per accogliere pellegrini e permettere, mediante un ampio anfiteatro, di svolgere celebrazioni ed incontri di preghiera.
Nella regione prossima a Damasco, salendo verso nord, sui monti che prospettano un celebre santuario dedicato alla Madonna, nella località di Sednaya, già era stata posta la prima pietra di un complesso destinato all’accoglienza dei giovani, che si potessero incontrare per costruire insieme un futuro di convivenza pacifica.
Tutto sembra come portato via da un vento impetuoso, non brezza primaverile che porta germi di vita e di speranza, ma uragano che devasta e mostra desolazione all’intorno.
Il mio cuore batte forte al pensiero dei tanti fratelli e sorelle conosciuti che sono chiamati a vivere nella precarietà di una esistenza che ogni giorno offre solo terrori e paure.
Ho udito di fatti di sangue, di case e chiese distrutte, alcune che ho visto con i miei occhi mentre con diligenza e cura venivano restaurate e rinnovate. Ho udito quanto i frati e le suore si adoperano per aiutare sostenere la popolazione.
Abuna Hanna di Knaye nell’Oronte, a costo della vita, si è posto sulla porta della chiesa a difesa dei perseguitati che avevano chiesto asilo nella sua casa, minacciati da coloro che volevano ucciderli.
Quanti gesti eroici a noi sconosciuti dicono ciò che si sta vivendo nella terra benedetta dove è continuamente sparso il sangue di martiri!
Chiara